Terra, cosmo e corpo umano: tutto è vita nella mostra di Grazia Toderi

2022-07-24 17:31:30 By : Ms. Sally Zhong

Con la mostra “Grazia Toderi. Marco (I Mark We Mark)” prosegue il processo di riscoperta e valorizzazione dell’Accademia Nazionale di San Luca come spazio espositivo: l’operazione si rivela ancora più ardita considerate le forme d’espressione della Toderi. A far da protagoniste, infatti, sono tre videoproiezioni delle serie “Marco (I Mark)” del 2019 e “Marco (We Mark)” del 2020 e del 2021. All’origine di queste c’è un proficuo scambio tra l’artista e il fratello Marco, agronomo, al quale Grazia chiede di realizzare delle immagini di materie e terre desertiche. Su di esse la Toderi proietta il suo sguardo fatto di mirini, luci, ombre, ordine, geometrie, illusioni, sfidando e giocando con le architetture delle sale al piano terra dello storico Palazzo Carpegna, oggi sede dell’accademia.

«Sono nata negli anni Sessanta, quando l’umanità vedeva per la prima volta, grazie al video e al satellite, un essere umano in assenza di gravità e il proprio meraviglioso pianeta osservato dall’alto. Una nuova visione, geografica e rivoluzionaria, che abbracciava tutto il pianeta in un unico sguardo. L’immagine è qualcosa di estremamente complesso, ed essendo parte della nostra mente, quindi del nostro corpo, credo possa condurci a superare i nostri limiti… Dagli anni Ottanta sono ossessionata dalle mappe e dalle loro trasformazioni nel tempo. Di notte gli “sciami” di luci trasformano le città in astratte mappe luminose. Sono le nostre costellazioni terrestri. I loro toni sono rossastri, un rosso particolare e indefinibile che irradia le città e che ho chiamato “Rosso Babele”.

Passo quasi tutto il mio tempo a stratificare le immagini che ho scattato, una sull’altra. Ogni singolo fotogramma si trasforma in un altro, appena appena diverso, e così via, moltiplicandosi in migliaia di altri fotogrammi che corrono luminosi su una superficie e nel tempo. È così che nascono le mie proiezioni video». Lo spettatore, in effetti, si ritrova “proiettato” a suo volta all’interno di una serie di stimoli e suggestioni che invitano non solo alla contemplazione ma all’introspezione: cosa si sta guardando, da che prospettiva e quali possono essere i punti di vista?

Nonostante si tratti di videoproiezioni, grande è l’effetto materico. A cui si aggiungono costellazioni e mirini, che dalla terra portano a un piano decisamente metafisico. Il mirino, strumento indispensabile per i rilievi e la fotografia in genere, è anche uno strumento di morte se applicato a un’arma. Ricorda anche la forma della croce, anch’essa simbolo di pace ma nel cui nome è stato versato tantissimo sangue. Conversare con l’artista mi porta a una riflessione: e se questa fosse la prospettiva di chi guarda il mondo da un luogo oltre le stelle?

Grazia Toderi ha ancora molto da raccontare: a dimostrarlo la serie “Orbite rosse” del 2009, dislocata lungo il portico del cortile. Si tratta di una ventina di piccoli disegni di grafite e stagno su carta su cui, nuovamente, è il movimento di chi guarda a creare vere e proprie animazioni fatte di luci e ombre. Percorrendo la rampa del Borromini ci si imbatte, invece, in una quarantina di disegni del ciclo “Eterno impersonale” del 2006, “Disappearing Map” realizzato tra il 2016 e il 2018, “Dissolving Babel” del 2019 che hanno come oggetto il mito della Torre di Babele. Infine, al termine della rampa, un pentagramma chiuso ad anello: su di esso sono trascritte le note del “Misericordias Domini, K. 222” di Mozart. Un modo geniale di chiudere il cerchio, perché se da un lato la forma del disegno si ricollega alla rampa ciò vale anche per il goniometro ospitato dalla prima sala.

Foto in evidenza: “Grazia Toderi. Marco (I Mark We Mark)”. Allestimento Sala 2, Accademia Nazionale di San Luca.

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